4/4 Chi eravamo 10 anni fa su Facebook?

VERRA’ IL TEMPO…
La sola cosa che sapeva con certezza era che si sarebbe liberata!
No, amici cari, non sto scrivendo di una donna, sebbene ogni donna conservi in sé il suo amaro segreto per nulla addolcito dalle zollette di zucchero che aggiunge quotidianamente al suo caffè! Sto scrivendo dell’anima, siate Voi donne oppure uomini.
Sensibile e martire, l’anima segue un suo percorso indecifrabile, inafferrabile, inestinguibile come fiamma che arde all’infinito nelle pieghe severe del cuore.
E quando l’anima inizia a scrivere la propria armonia e lo fa nei versi delicati e accorati, che diventano poesia, poesia di vita e di respiro, allora inizia a spiegare quelle ali che la vedranno artefice della propria libertà.
da tr@ Schermo & Anim@ di Daniela Schiarini
In foto l’autrice.
Benvenuti al quarto e ultimo appuntamento di questo breve ma intenso viaggio dell’anima attraverso i punti salienti del mio primo figliolibro “tr@ Schermo & Anim@” , che mi pregio di omaggiare in occasione del decennale dalla sua pubblicazione. Un libro che mi ha permesso di seminare il Bene e di seminare bene, i cui frutti attraversano 10 anni di vita virtuale, ma anche reale soprattutto nelle carceri nelle quali è diventato balsamo per l’anima che prende consapevolezza delle proprie colpe e accetta la pena desiderando di redimersi spingendosi OLTRE LE PRIGIONI DELL’ ANIMA.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo breve viaggio nella memoria e non solo…
Ad Maiora!

10 anni “tr@ Schermo & Anim@”

L’autrice ringrazia il sindaco di Sant’Arpino, la giunta comunale, la pro loco, la cittadinanza tutta e quanti vorranno partecipare a questo evento volto a omaggiare questo mio primo figliolibro, che fu scrittin nome dell’Amore e per questo motivo è stato, è e sarà balsamo per le ferite dell’anima.

Giornata mondiale contro la VIOLENZA SULLE DONNE

4 -AL CUORE DI DONNA…

Ci sono momenti nella vita, spesso lunghi interi anni, in cui credi che la poesia non esiste.

“Ero crisalide”
Un giorno decisi di far volare i miei pensieri in compagnia dei miei desideri.
Fu allora che, sorpresa, li vidi librare come farfalle variopinte, disegnare forme diverse, nella luce della libertà.
Ed io che temevo di dar loro respiro chi ero?… cosa desideravo?… quanto avrei potuto ancora sentire, senza quei voli e il mio divenire?

[…]

Ogni crisalide
farfalla diventa
se paziente
il suo tempo
in natura
aspetta…




da tr@ Schermo & Anim@ di Daniela Schiarini

2/4 Chi eravamo 10 anni fa su Facebook? – Amore

Benvenuti al secondo dei 4 appuntamenti del martedì previsti per ripercorrere insieme i ricordi e la poesia che eravamo ancora capaci di comporre nel social più famoso del mondo: #facebook .

Nella foto di miniatura io e il mio secondo figlio il giorno della prima presentazione di ” tr@ Schermo & Anim@” il 15 novembre 2012

L’AMORE VIRTUALE … UN AMORE IN VOLO,,

Ho diritto all’Amore? … Ho il dovere di Amare.
Ho diritto ad essere amato/a?… Ho il dovere di Amarmi.
L’amore è una fiamma bugiarda?
O bugiardi sono coloro i quali usano l’amore per ottenere i propri scopi personali?
…ma l’Amore, secondo il mio umile parere, non è egoismo bensì “mimetismo” in alchimia d’anime.
Lontana da sterile passione, questa alchimia, guida i bioritmi umani, inverte le sorti del destino e, come l’arrivo della Primavera, dona una nuova linfa vitale, rinvigorendo lo spirito e risvegliando emozioni sopite, dimenticate o soltanto bramate.
E’ nuova vita!… e in questa legge dell’Anima non vi è discriminazione, ma solo il piacere di sentirsi compresi e amati per quel che si è!
Sarà a un passo da noi sempre e solo chi vorrà amarci per quel che nell’anima siamo, considerandoci <dono>.

da “tr@ Schermo & Anim@” di Daniela Schiarini, pag. 49

Al prossimo martedì!

1/4 Chi eravamo 10 anni fa su Facebook? – Anime nel web.

Benvenuti al primo dei 4 appuntamenti del martedì previsti per ripercorrere insieme le tappe salienti di un cammino poetico che ha avuto inizio col mio primo libro “tr@ Schermo & Anim@ …

ANIME NEL WEB

Il fumo si diradava, salendo verso il cielo e ogni suo movimento era un messaggio…
 
Quelle sue parole
di voce immaginata
che non giungono all’orecchio
ma all’anima svezzata
Capaci di vibrare
come corde di strumento
e diffondersi nel cuore
con zelo e con tormento…
 
Va viaggiatore
viaggia!
su quelle onde di fumo immaginarie
che ti sanno consolare
condurre al cielo
…lì farti volare…
 
Azzardasti una tua resa
e in quel mare di tormenti
nessuno fu capace
di capirne i patimenti.
Ma quelle sue parole
di voce immaginata
ti diedero la spinta
quella più invidiata.
 
Non c’è occhio più severo
di colui che il vero
non vuol vedere
e allora per capriccio
un Te ceco vuole avere.
 
Catene di emozioni
si  elevano col fumo
son tante
lì a danzare
ma non le puoi afferrare.
 
Solo un’Anima che “ascolta”
leggendo
potrà “sentire”
quelle parole dolci
o amare
di voce immaginata
che non giungono all’orecchio
ma all’Anima svezzata.


Daniela Schiarini

Ci sono incontri che nella vita accadono inaspettati, inspiegabili, mossi da invisibili fili tessenti trame sconosciute. Incontri che sembrano guidati da una misteriosa forza magnetica che attrae verso una persona, un’idea, un libro. Posso tranquillamente affermare che tutto ciò è vero perché è quello che è esattamente accaduto,  prima nel conoscere virtualmente l’amica Daniela Schiarini e successivamente  leggendo il suo saggio “Tra schermo & anim@”. L’importanza del messaggio di alcune opere si misura anche attraverso il tempo. Ho scoperto solo adesso il lavoro di Daniela e, nonostante siano trascorsi alcuni anni dalla sua pubblicazione, ancora oggi riesce a trasmettere sensazioni ed emozioni in cui ognuno di noi può rispecchiarsi, non come un vanesio Dorian Gray, quanto piuttosto alla ricerca interiore di ciò che ci attanaglia nel profondo, quando magari ci si sveglia di notte senza un perché, avvertendo un vuoto interiore che pesa più di un macigno. Forse perché quest’epoca attraversata dal troppo social di social in fondo non ha proprio nulla. Come afferma Daniela, “…si sbircia dalla serratura…” rappresentata dai profili social che la maggior parte di noi possiede, però  “…restando serrati nella propria difensiva armatura”, conservando quelle punte di diffidenza ed egoismo che caratterizzano la maggior parte degli eventi quotidiani. Si vive, anzi si sopravvive ogni giorno senza accorgersi di non lasciare “…mai accesa la vera luce della propria vita”. Cosa può salvarci, quindi, cosa può alleviare la nostra esistenza se non vivere la nostra esistenza anche quando “…ci sono momenti nella vita, spesso lunghi interi anni, in cui credi che la poesia non esiste”. Più delle terapie, più delle medicine occorrono gli incontri col prossimo, con chi senti più vicino, più affine, sia reale che virtuale. L’opera di Daniela Schiarini è un viaggio virtuale e nello stesso tempo reale nell’anima di ognuno di noi, troppo presi dalla frenesia dell’apparire senza renderci conto di star perdendo la possibilità dell’essere. Non lasciamo che la nostra vita venga segnata da chi si arroga il diritto di manipolare le nostre menti e i nostri corpi. Non facciamoci privare dei nostri sogni di bambino. E siamo gioiosi e riconoscenti se, nella vita reale o nel web, arriverà umile ma ricca quella persona che avremo sempre cercata. Ma il vero mistero, la vera rivelazione consisterà nell’accorgerci noi per primi della sua presenza. Una presenza con cui sazieremo la nostra ricerca interiore di spiritualità. Lunga vita ancora, quindi, a “Tra schermo & anim@”; che possa continuare a far da compendio di consigli per le nostre vite e che possa essere oggetto di uno struggente viaggio interiore per chi, ancora, non ha avuto la fortuna di leggerlo.

recensione di Roberto Daniele

In foto Daniela Schiarini, poeta e scrittrice dell’anima

Chi eravamo 10 anni fa su Facebook?

Chi eravamo 10 anni fa su Facebook ? – YouTube

Ogni martedì di Novembre un nuovo video sul mio canale Youtube per ripercorrere insieme a voi 10 anni di Poesia, versi, ricordi, emozioni … tr@ Schermo & Anim@

Mio caro Lettore,
grazie di essere qui e di voler intraprendere con me un viaggio in Poesia, attraverso i miei versi e i diversi volti o le diverse maschere umane nel mondo virtuale, capaci spesso di soffocare l’Anima, rendendola visibile per poco, a pochi e in poco di quel che resta di noi lì.
Il nostro viaggio nel web non avrà pretese di carattere scientifico, informatico, sociologico o psicologico, ma la sola ambiziosa pretesa di interpretare in poesia quanto può accadere nel web e in particolare nel social network più popolare del mondo … facebook … questo microcosmo che richiama a sé sempre più persone mascherandone e/o smascherandone pregi, difetti, falsità e virtù.

da Introduzione di “tr@ Schermo & Anim@”

Daniela Schiarini – YouTube
Il mio canale, creato nel 2012, mai realmente utilizzato e che in occasione del decennale dalla pubblicazione del mio primo libro, ho deciso di prendere in considerazione per omaggiare questo “volo dell’anima” che continua a emozionarci.
Iscrivetevi se vi fa piacere.

Vi aspetto!

Bruno Contrada, poesia di una chiacchierata.

La sera di domenica 16 ottobre 2022 ero a Treglia, una piccola frazione del comune di Ponteleone nella provincia di Caserta e sotto un cielo stellato, avvolta dal profumo delle caldarroste, un tizio mi riempiva nu cuop di castagne.
Era la sagra dell’Ufarella.
I miei pensieri andavano ovunque e non sempre nella direzione giusta, così li posai sul fumo delle caldarroste per farli danzare un po’…
Capita anche alla formica operaia che porta oltre 50 volte il suo peso di credere di non essere abbastanza forte, ebbene quella sera mi sentivo così e, circondata da castagni secolari, cercavo un riccio di castagna dentro cui riposare e mai avrei pensato che il pomeriggio del giorno successivo ed esattamente alle ore 16 avrei composto un numero di telefono, atteso cinque squilli col cuore carico di emozione, per poi sentire la voce calda, profonda, roca di Bruno Contrada dirmi ” Pronto…”

Sì lui, già funzionario della Polizia di Stato e dei Servizi di Informazione e Sicurezza, ma per me, in quel preciso istante, era l’uomo di cui, a dire il vero, poco sapevo se non per mera cronaca di cui mi ero interessata perché ne aveva scritto a suo sostegno la mia amica giornalista Marina Salvadore nel suo libro “Terronia Felix”. Visto il mio interesse per quell’uomo di 91 anni che mi appariva come un monolite impossibile da scalfire, era stata proprio lei a invitarmi a chiamarlo, certa che ne sarebbe scaturita una bella chiacchierata.
E così fu … E fu così che dalla sagra dell’Ufarella più che nel riccio di castagna mi rifugiai in quell’incontro, inatteso ed entusiasmante e al suo “Pronto…” così risposi: Buon pomeriggio, spero di non disturbarla, sono un’amica di Marina Salvadore, non sono una giornalista ma la chiamo perché desidero esprimerle la mia ammirazione per la persona che è…
La mia voce sconosciuta doveva essergli apparsa senza dubbio emozionata, ma carica di gioia prese vigore quando alla sua domanda: Lei di cosa si occupa? risposi: Al di là di tutto, che poi le dirò, sono una grande devota di San Michele Arcangelo.

Fu come dirci una parola in codice, capimmo entrambi senza guardarci negli occhi perché a 1000km di distanza, che ci saremmo potuti fidare entrambi per portare immediatamente la nostra conversazione a un livello superiore, dove l’anima cerca ristoro dopo un lungo martirio.
E’ per questo motivo che quell’ora e quindi minuti al telefono volò e ci vide conversare per fare voli pindarici andando indietro nel tempo, per dipingere luoghi della mia Pozzuoli che si intrecciavano ai suoi ricordi di gioventù.

Non sono molti i poliziotti che credono in Dio, ma non sono neppure pochi e li riconosci subito perché sono quelli non solo più brillanti, ma anche i più perseguitati.
San Michele Arcangelo, non a caso patrono della Polizia di Stato, li sceglie tra i migliori e li forgia. Uno di questi è senza dubbio Bruno Contrada e io lo avevo capito da quell’unico video nel quale lo avevo visto definire “persecuzione” quel che, ormai anziano, è costretto a subire dopo 25 anni di processi. Ma la storia è nota e non è mia intenzione in questo luogo di Poesia entrare nel merito giudiziario.
A riguardo mi dice:
Il mio processo e la mia vicenda umana è una valanga di fango, per le calunnie, falsità, macchinazioni, menzogne … che uomini dello Stato non hanno saputo filtrare.

La sua è anche la testimonianza di un milite dell’Arcangelo che il nemico, ovunque si nascondesse per agguantarlo, non è mai riuscito a piegare.
Perché ero arrivata a dirgli che nel suo martirio spirituale vedevo una Volontà Superiore?
Perché nella sua voce roca, nella lucida e stucchevole descrizione degli eventi e nei pochi accenni alla carcerazione, il signor Bruno (lo chiamavo così) mi trasferiva tutta la passione per il suo lavoro che a un certo punto della sua vita non fu più un lavoro, ma divenne certamente una missione.
Ebbene, in lui o per meglio dire attraverso la sua voce, nella mia mente prendono forma immagini e una similitudine forte con un altro Grande Uomo della Polizia di Stato, Giuseppe Dosi il poliziotto artista che inventò l’Interpol.
Entrambi combattevano un mostro, entrambi perseguitati e poi riabilitati, entrambi scrivono un libro che diventerà quasi introvabile.

“Lei ha letto il mio libro?” mi chiese, certo che tanto ardire fosse scaturito da una conoscenza non certo maldestra come era la mia.
“Non ho ancora avuto questo piacere” risposi a malincuore.
“Io ne ho solo una copia altrimenti glielo invierei io personalmente” mi disse con tono gentile.
Lo ringraziai per la premura e gli promisi che lo avrei cercato.

“La mia prigione. Storia vera di un poliziotto a Palermo”
scritto con Letizia Leviti

La mia esperienza di volontariato nelle carceri, quei 6 anni …Pozzuoli, Potenza, Secondigliano, in quel segmento di tempo che mi era concesso divennero il traduttore ideale per liberarci di sofferenza senza doverla necessariamente raccontare.
Dall’esempio di Bruno Contrada noi dovremmo prendere coraggio, per continuare a portare il peso degli eventi dolorosi della propria vita proprio come fa la formica e dobbiamo farlo in nome di un ideale più grande da conservare integro, in un luogo inaccessibile che si chiama Anim@.

Daniela Schiarini

Grazie al signor Bruno Contrada per la generosità del tempo che mi ha dedicato, coinvolgendomi in una conversazione che da timida quale era è divenuta motore di rinvigorito coraggio!
Daniela Schiarini
In foto Bruno Contrada
Capo della squadra mobile di Palermo
Dirigente del Centro di Coordinamento delle operazioni di Polizia Criminale per la Sicilia Occidentale
Capo di Gabinetto dell’alto commisario per il coordinamento della lotta contro la mafia
Coordinatore dei Centri SISDE (Servizio informazioni per la sicurezza democratica)
Ufficiale dei Bersaglieri
Laureato in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli
Insegnante di tecnica delle investigazioni negli istituti di Polizia
circa 100 riconoscimenti della Polizia, SISDE e dell’Autorità Giudiziaria (attestati, encomi, elogi, parole di lode, etc…)
Commendatore al Merito della Repubblica


* si pubblica su dettatura diretta dello stesso alla sottoscritta, per errori evidenziati su alcune pagine di ricerca internet che andrebbero corretti.

Dio allora plasmò l’uomo con la polvere della terra e soffiò sul suo volto un alito vitale… Genesi 2, 7
Supponiamo dunque che l’uomo sia stato fatto il sesto giorno con il fango nella forma attuale distinta e visibile
Sant’Agastino ne La Genesi alla lettera, libro VI

Ad Maiora!



7. La dottoressa D.

“Buongiorno, sono un medico della terapia domiciliare. Ho letto il suo post, se posso essere di aiuto sono qui.”
Era il 19 maggio 2021, ora della Misericordia, quando inaspettatamente mi giunse la notifica sullo schermo del cellulare di un messaggio. Avevo lanciato il mio SOS sul gruppo facebook per le Cure Domiciliari Covid19 soltanto un’ora prima.
Per chi ha un po’ di dimestichezza con Messenger sa benissimo che se non si è mai instaurata alcuna connessione di messaggistica o se non si condivide l’amicizia Facebook, i messaggi di probabili sconosciuti sono automaticamente deviati in una cartella, che si chiama “richiesta di messaggi” e che puoi visionare soltanto se la vai direttamente a sfogliare.
Il messaggio della dottoressa Luisa supera misteriosamente questa barriera e così sul piccolo schermo del mio cellulare vedo comparire l’icona della sua immagine profilo. Affannata e intontita mi appresto a leggere e prontamente rispondo “Salve e grazie di avermi scritta”. Lo ammetto, io non avrei avuto la lucidità di controllare la cartella “richiesta di messaggi” e questo avrebbe indubbiamente cambiato il corso di tutto ciò che accadde dopo…
Soltanto in seguito lessi sul gruppo per Cure domiciliari Covid19 che si esortava gli ammalati che chiedevano aiuto a guardare in quella cartella dove finivano i messaggi dei medici che contattavano pazienti sconosciuti e a distanza. Fino ad allora credevo che questi angeli in camice bianco avessero tutti una via preferenziale, come lo aveva avuto il mio.

Nella prefazione a questo mio libro virtuale avevo anticipato che quest’ultima parte di COVIDivipere, sarà interamente dedicata alla dottoressa Luisa D. – il cui nome è reale e il cognome non scrivo per intero, come lei stessa mi ha chiesto di fare, perché avendo lei rifiutato il vaccino reso obbligatorio per i medici è stata allontanata dal reparto ed esiliata da molti colleghi. Ma questa è un’altra storia e non la racconteremo.
L’intera narrazione a seguire sarà una trasposizione reale della chat attraverso cui io e lei abbiamo comunicato e solo in parte resa discorso indiretto, per meri motivi di narrazione.

La dottoressa Luisa D.

Luisa si unì a me nell’anima, mi voleva salvare, in me vedeva non solo una giovane donna che il virus stava divorando, ma anche se stessa, tutte le estenuanti ore trascorse in corsia mentre i numeri dei decessi aumentavano vertiginosamente in quel pezzo d’Italia del nord ricoperto da un velo nero; in me vedeva i suoi cari amici e colleghi deceduti a causa del covid e che non era riuscita a salvare; in me vedeva se stessa, sì so che l’ho già scritto, ma lo ripeto con enfasi, perché era guarita anche lei da poco dal covid, per la terza volta.
Una battaglia personale col bastardo!
30 anni di professione vissuti onorando il giuramento di Ippocrate, un sorriso per tutti, Luisa era distante da me 1000 km, ma entrò nella mia vita tr@ Schermo & Anim@ proprio come avevo fatto io con la Poesia nella vita di tanti, squarciando il buio di quel mondo liquido che definiscono virtuale: un’anamnesi scrupolosa e poi i suoi consigli e la pazienza nel rispondermi per abbattere quelle mura di solitudine, nelle quali ero intrappolata.

Era trascorsa quasi un’ora dall’arrivo di quest’ angelo nella mia vita, mi sentivo fisicamente stanca e avevo difficoltà a scrivere (da lì a poco la febbre avrebbe nuovamente superato i 39° come accadeva ormai da 9 giorni) così inizio a registrare e inviarle messaggi vocali e dalla mia voce fioca interrotta da quella tosse sorda, la dottoressa capisce che il virus è andato troppo avanti, che la prima fase, quella importante per aumentare le possibilità di guarigione, è stata bruciata dalla vigile attesa e dalla tachipirina che il Ministero della Salute imponeva e lei che conosceva bene il copione di quell’attore mortale, a mia insaputa, decise che non mi avrebbe lasciato sola fino alla fine tentando di trasferirmi finanche la sua energia vitale attraverso quei messaggi, semmai ci fosse riuscita.
Ero come intrappolata in un pozzo e Luisa mi teneva in vita parlandomi, perché non mi arrendessi.
“Stanotte mi sono avvilita” – le scrissi.
“Ci credo! Ma perdersi d’animo non paga, bisogna reagire con forza!” – mi rispose.
La ringraziai per il tempo che mi stava dedicando e con voce stanca le spiegai che ad impressionarmi era l’aggressività di un qualcosa – lo definirò poi l’entità– che non ti vuole mollare, che vuole sfinirti per finirti.


Fu allora che Luisa mi prese la mano…
Mi invia un messaggio vocale accorato, riascoltarlo mi commuove profondamente dandomi oggi le misure di quel che io in quei momenti non ero in grado di comprendere; mette in gioco se stessa, non solo la sua professione di medico in corsia e lo fa per una sconosciuta a 1000 km di distanza da lei. Luisa aveva perfettamente capito che la differenza tra la vita e la morte avrebbe potuto farla soltanto la mia forza di volontà a non mollare e che avrei potuto farlo da un momento all’altro, sprofondare ancora più giù in quel pozzo per non uscirne più.
Il tono è deciso, materno, dolce e determinato al tempo stesso:
“Cara la mia ragazza, allora…. dimentichiamoci tutto il terrore che ci hanno inflitto in questi mesi che è assolutamente negativo e non serve a nulla. Questa malattia guarisce, guarisce molto velocemente e lo fa soprattutto nelle donne giovani come vedo che è lei. Non si faccia prendere dallo sconforto e se le viene la febbre la tenga, resista il più a lungo possibile perché questo virus muore a 38° e quindi più tempo la riesce a tollerare prima guarirà. Io ho una mia carissima amica che ha avuto 39,6° per tre quattro giorni e ne è venuta fuori splendidamente, senza esiti, senza nulla ed ha 47 48 anni quindi è una donna giovane. Quindi mi raccomando di non perdersi d’animo e beva tanto perché febbre e diarrea portano via tanta acqua e l’acqua serve al nostro corpo per mantenere un’omeostasi di un certo tipo.”
Poi il messaggio si interrompe perché oltre il tempo massimo consentito per la registrazione – Messenger era ancora limitato.
Ci salutiamo.
La sera, passate le 21 mi scrive di nuovo, mi invia la foto di un fulmine che squarcia il cielo scattata dalla sua finestra di casa “Sta arrivando un temporale bellissimo” – mi scrive e così accompagna per un attimo la mia mente fuori da quell’oblio.
“Comunque mi è servito tanto parlare con lei. Ho sopportato strane sensazioni ma ho risposto a più riprese . Adesso un po’ di quiete come dopo la tempesta”
e allora lei: “Ok Daniela, sono molto carica in questo periodo, voglio trasmettere sensazioni positive. Le voglio mandare tanta energia positiva, il mio entusiasmo, la voglia di guarire Ok?
Dai forza!! Solo pensieri belli!

La invitai a darmi del tu e lei accettò con gioia chiedendomi di fare lo stesso.
Più ci scrivevamo, più ci riconoscevamo simili come riflessi su uno specchio d’acqua, anime affini e feline come i nostri amati gatti.
In quel buio che mi circondava, Luisa era la luce che teneva viva in me la speranza. Mi scrisse il suo numero di telefono e mi disse che avrei potuto chiamarla anche di notte se ne avessi avuto bisogno, invitandomi a far squillare molto il telefono perché se non rispondeva subito era perché sorda!
E così, dopo aver dipinto il sorriso sul mio volto, ci augurammo la buonanotte.

Se mi lasci adesso, ti porti via la più grande parte di me
Ooohh no
Piccola ti prego non andartene
E se tu mi lasci adesso, ti porti via il mio stesso cuore
Ooohh no
Piccola ti prego non andartene
Ooohh ragazza
io voglio solo farti restare

La mattina seguente di buon ora la dottoressa D. mi chiese i parametri e come fosse trascorsa la notte. Andava male… alla febbre alta si aggiungeva la saturazione che scendeva, indice che il virus stava avendo la meglio; inoltre sul mio corpo iniziavano a comparire ecchimosi, le vene si laceravano per il forte stress, c’era il rischio molto concreto che stessero per formarsi trombi, il braccio destro mi faceva male e non potevo quasi muoverlo, non mi reggevo in piedi.
Quindi Luisa, tempestivamente, mi prescrive l’eparina, che fu la mia salvezza, quella che il medico di base mi aveva negato.
La dottoressa non mi molla anzi mi scrive che dobbiamo marcare stretto il virus e dopo aver atteso la mezzanotte per iniettarmi sottopelle la seconda dose di eparina, mi appisolai da seduta sul letto per respirare meglio, con la speranza che mi sarei ripresa, ignara che il peggio doveva ancora arrivare.

………..prosegui la lettura al prossimo capitolo.

NOTA: La scelta narrativa di alternare il tempo passato al presente ha la pretesa creativa, forse presuntuosa, di trasferire al lettore l’immagine in presa diretta – come se fosse spettatore di un film.
Daniela Schiarini

” INTERMEZZO

Per questo secondo Intermezzo musicale ho l’onore di avere qui con me e per voi il cantautore Pino Daniele e l’attore Massimo Troisi nella loro ultima collaborazione artistica per la pellicola “Il Postino”.
Due indimenticabili artisti, poeti del nostro tempo, un tempo che senza loro appare più povero di romanticismo e poesia.

I miei occhi su di te
Stanno scivolando e quanto, quanto
Quanto manca ancora
Quanto manca per l’alba?
Cosa penserai di me
Se son matto o son bastardo
Quando, quando dico che non credo
Che non credo a nulla
In questo immenso che dura
Tutta una vita o un minuto così
E non riesco più a parlare
In questo immenso che c’è
Fra le tue mani
I tuoi occhi su di me
Dimmi dove stiamo andando
Quando, quando dici che non credo
Che non credo a nulla
In questo immenso che dura
Tutta una vita o un minuto così
E non riesco più a parlare
In questo immenso che c’è
Fra le tue mani
Questo immenso
Questo immenso
In questo immenso amore
Questo immenso
In questo immenso
In questo immenso

“Covid, con la vitamina D rischio di decesso e ricovero in Intensiva calato dell’80%” – Cronaca (ilrestodelcarlino.it)

Padova, 19 gennaio 2021 – La vitamina D diminuisce il numero di decessi per Coronavirus e i trasferimenti in terapia intensiva per chi è colpito dal virus. A dirlo sono i risultati del primo studio italiano pubblicato su ‘Nutrients’ coordinato dall’Università di Padova. Il team di ricercatori, che vede coinvolte le Università di Parma, di Verona e gli Istituti di Ricerca Cnr di Reggio Calabria e Pisa, guidato dal professor Sandro Giannini dell’Università di Padova ha infatti evidenziato scientificamente l’effettivo ruolo della vitamina D sui malati di Covid-19.

Funzione protettiva della vitamina D verso gli agenti infettivi

Sono molti gli studi, condotti a livello internazionale, sul ruolo immunomodulatore della vitamina D, che parrebbe svolgere una funzione protettiva verso agenti infettivi. Tuttavia, non vi sono attualmente molte informazioni su come la vitamina D possa influire sull’insorgenza ed il decorso della malattia nota come Covid-19. Molti lavori scientifici hanno associato l’ipovitaminosi D (cioè la carenza della vitamina stessa nel nostro organismo) a una maggiore esposizione alla malattia ed alle sue manifestazioni cliniche più aggressive. Poco era, invece, noto sugli effetti dell’assunzione di colecalciferolo (vitamina D nativa) in pazienti già affetti da Covid-19.

6. MORTE DELLA VIPERA

La vipera fu stanata in una notte d’estate o meglio una calda notte che sembrava estate… Non fu il caldo a ucciderla perché il suo covo era un luogo fresco, che le garantiva protezione e buio, come quando non si fa entrare luce in casa. Morì, per quanto avesse voluto allungare la sua vita, nell’esatto istante che Dio aveva deciso per lei al momento in cui l’aveva fatta nascere, consapevole che sarebbe stata una vipera malvagia e che avrebbe strisciato sulla terra in cerca di persone da avvelenare col suo scatto. Morì abbandonata da Dio, che molte volte le aveva dato dimostrazione di essere il suo Creatore e che voleva riportarla alla Luce prima che lei scegliesse di demonizzarsi totalmente.
Cosa accadde dunque?


La vipera è uno di quegli animali che può trarre in inganno, perché in quanto serpente si è portati a pensare che sia oviparo invece è ovoviviparo, partorisce cioè i suoi piccoli già formati, no uovo. Per tale motivo la vipera aveva potuto tenere con sé i suoi serpentelli nel covo, impedendo loro di uscire; li aveva obbligati, una volta partoriti, a restare in quel buio anfratto per servirla e questi la servivano e le servivano per sopravvivere, perché provvedevano a tutto: non esitava la vipera a iniettare loro il suo veleno anche per liberarsene quando le stringeva troppo la gola soprattutto se vedeva che, seppur tenuti al buio, quei serpentelli avevano negli occhi la luce di Dio che lei non aveva e allora li spaventava mostrando loro il suo volto da dannata, li minacciava facendole vedere i denti aguzzi se questi volevano seguire il richiamo di Madre Natura; scavava in loro voragini di dolore per farli diventare cattivi, li isolava dal mondo esterno affinché morisse in loro il desiderio di uscire.
Non aveva in sé alcun sentimento riconducibile all’amore materno; si sentiva la padrona dei destini di quelle vite che lei aveva espulso fisiologicamente come si fa per gli escrementi e ognuno delle sue piccole vittime cresceva nel covo senza conoscere la Luce, finché nella vita di alcuni sembrò entrare un barlume di possibilità e questi uno a uno iniziarono a pensare di poter fuggire dal covo. Ognuno di quei serpentelli dovette, quindi, pensare solo alla propria sopravvivenza, ognuno dovette superare la paura, trovare la strada per uscire dal covo e vedere il mondo fino a quel momento sconosciuto, ma per farlo dovevano accettare l’atroce patto che la vipera, all’apice della sua cattiveria, propose loro in cambio della libertà (fittizia, perché in verità li avrebbe ugualmente legati a lei, ma erano troppo ingenui per comprenderlo):  dovevano accettare di immolare uno di loro, trasformarsi in carnefici di un loro fratello, che sarebbe stato masticato da lei per succhiarne la vita e poi rigurgitato perché restasse in vita senza voglia di vivere, ma solo per servirla. Accettarono e come nell’episodio biblico Giuseppe venduto dai fratelli, sacrificarono la vita di uno di loro per la propria.
Come morì la vipera? – vi starete chiedendo.
Ebbene Dio sapeva quanto accadeva e quanto male la vipera aveva seminato strisciando. Lui la lasciò nel suo covo, dove lei voleva stare credendo di regnare come una regina seduta sul suo trono, sola di una solitudine più che fisica dell’anima, perché sperimentava l’abbandono di Dio; sola a finire i giorni che non erano nemmeno più i suoi. Dio le tolse da bocca la sua ultima vittima, quella che masticava e rigurgitava per tenersi in vita, quella immolata dai fratelli, quella che era certa di aver soggiogato soffocandone finanche il soffio di Dio, ma si sbagliava amaramente. Non erano una vipera a due teste, lei sarebbe morta miseramente staccata da quella creatura che aveva in tutti i modi cercato di fare sua, tracciandone il misero destino per sostituirsi a Dio.
Una vipera stanata, si sa, non può più ledere né cogliere di sorpresa nessuno e il demonio si sa odia l’uomo sebbene questi abbia scelto di demonizzarsi e di servirlo, quindi iniziò a darle un anticipo dell’inferno masticandola e rigurgitandola ogni giorno e ogni notte, da lì all’eternità.

Semplicemente Daniela.







Il virus non mi dava tregua, mi colpiva togliendomi il fiato, rumori simili a ruggiti provenivano dalle mie viscere e la tosse era così forte e sorda che la fascia muscolare dell’addome sembrava si stesse strappando poi il tredicesimo giorno lo espulsi tramite diarrea. E così vinsi la mia battaglia !



In memoria di tutte le vittime del disamore della propria madre.