ARTE E ALTRUISMO:  nessun®ecluso.


Un’attenta e minuziosa analisi del mondo carcerario necessita di un’indagine scrupolosa e capillare di quella che è la continua evoluzione della comunicazione così da individuare in maniera sempre più attenta qual è il canale più efficace da utilizzare per instaurare col detenuto una comunicazione in sintonia coi vertiginosi mutamenti che la società (carceraria e non) sta subendo negli ultimi decenni dall’avvento di internet che ha aggiunto alla lista dei reati quelli detti “informatici”.

Quanto segue vuole essere un contributo,
frutto dell’esperienza acquisita sul campo negli ultimi dieci anni da chi Vi scrive  in un panorama vasto e diversificato come quello delle carceri e della comunicazione attraverso il social network preludio di una prigione invisibile identificata come dipendenza dal mondo virtuale,
che va ad aggiungere una visione nuova a quanto con la Riforma Penitenziaria del 1975 (Legge 354) le sensibilità giuridiche e politiche hanno già riconosciuto all’espressione culturale attribuendo un ruolo e una dignità necessarie all’interno del mondo  penitenziario in linea con i principi stabiliti dalla Costituzione della Repubblica, vestendosi di un modernismo che consente di realizzare opere di volontariato sempre più idonee al sostegno e al recupero dei detenuti.
A quarant’anni dall’approvazione della legge sull’ordinamento penitenziario, oggi quanti ritengono di avere le competenze necessarie  per farlo possono contribuire ad arricchire l’attuale programma di recupero dei detenuti offrendo, nel contempo, un contributo notevole alla società tutta.
La Costituzione Italiana, infatti, va oltre la comune demarcazione dei limiti “negativi” entro i quali va esercitato il diritto di punire, contenendo esplicite indicazioni “positive” sulla finalità della pena (articolo 27).
E’ evidente, quindi, che il reo in quanto persona deve essere soggetto di diritti e destinatario di azioni di stimolo per il suo reinserimento e questo è regolato dall’articolo 15 dell’ O.P. e dall’articolo 17 dello stesso secondo cui la direzione può avvalersi dell’opera degli assistenti volontari in una più ampia individualizzazione del trattamento rieducativo più idoneo.
E’ in questo orizzonte che si inserisce perfettamente da giugno 2013 presso la C.C.F. di Pozzuoli prima (detenute sex offender), la C.C. di Potenza (sezione femminile) poi fino ad approdare alla C.C. di Secondigliano “Pasquale Mandato”  (detenuti ristretti in regime 41 bis) il Laboratorio di Poesia e Scrittura Creativa “OLTRE LE PRIGIONI DELL’ANIMA”, un progetto di volontariato ideato e messo in opera dalla poetessa e scrittrice dell’anima Daniela Schiarini. L’autrice utilizza la sua acuta attenzione artistica per le prigioni interiori, ampiamente osservate in quelli che sono dei veri e propri moti dell’anima nel mondo virtuale attraverso un progetto di poesia web da lei ideato e promosso nel social network Facebook che le consente di individuare nello schermo la metafisica prigione dell’anima e nella poesia la chiave per liberare da questa prigione invisibile anche soggetti inclini a commettere reati come lo stalking o reati a sfondo sessuale trincerati dietro lo schermo di un pc.
Questa sua attenzione trova compimento nella sua prima pubblicazione del 2012  “tr@ Schermo & Anim@”, nella quale, attraverso i dettami della poesia e della prosa spiega le dinamiche di un segreto mondo interiore. A seguire altre due pubblicazioni dell’autrice che andranno a completare, in qualche modo, il suo piano di indagine e scoperta:  “Camera singola con letto alla francese” (del 2015) e “I giorni del sale” (del 2016).

Il laboratorio di Poesia in sei anni è stato sviluppato con diverse tipologie di detenuti ristretti (detenute comuni, sex offender e detenuti dell’articolo 41-bis) e ha sempre ottenuto feedback positivi raggiungendo ogni volta l’obiettivo prefissato e superando anche quei limiti legati all’analfabetismo o alla scarsa conoscenza della grammatica italiana.

Laddove il secondo comma dell’articolo 13 O.P. nella sua prima parte collega l’osservazione scientifica della personalità al trattamento, così il Laboratorio di Poesia OLTRE LE PRIGIONI DELL’ANIMA  consente non solo che questo venga ampiamente attuato, ma permette di far luce su profili interiori del detenuto che non appartengono alla sfera psichica bensì a quella dell’anima che, espressa attraverso l’arte della poesia sotto la guida dell’autrice, si è visto influenzare positivamente la sfera psichica e comportamentale del detenuto, accompagnando lo stesso ad una consapevolezza della colpa e a una accettazione della pena che non è passiva rassegnazione, ma incipit a un personale reinserimento sociale (art. 1 comma 6, O.P.) e in perfetta simbiosi, dunque, con quanto il legislatore afferma circa la finalità del trattamento che deve essere teso, cioè,  a promuovere un processo di modificazione degli atteggiamenti che sono di ostacolo a una costruttiva partecipazione sociale (art. 1 comma 2, Regolamento Esecutivo).
Questa nuova tipologia di approccio soddisfa dunque non solo l’esigenza di rieducare il detenuto, ma anche quella di far sì che la pena non sia desocializzazione, diventando il laboratorio stesso un atteso momento di incontro, di condivisione del proprio vissuto interiore e un momento di recupero di quei valori sociali mortificati con la commissione dei reati e questo attraverso l’arte di curare l’anima.

Il Laboratorio di Poesia e Scrittura Creativa
OLTRE LE PRIGIONI DELL’ANIMA

può dunque considerarsi un valido supporto nell’osservazione della personalità del detenuto compiuta dal gruppo di lavoro interdisciplinare, facendo la legge (art. 80 O.P.) riferimento a figure professionali differenti tra loro sia per tipologia di studi e di esperienze quanto per le implicite diversità di prospettive sotto le quali ognuna di queste guarda al fenomeno criminale. Altresì potrebbe essere avanzata l’ipotesi che anche questa competenza di indagine dell’anima che trova compimento nel laboratorio della Schiarini possa rientrare perfettamente tra quelle figure professionali contemplate dal legislatore e che rispondono al titolo di “esperto”, come parte integrante dell’equipe.

“E’ ragionevole pensare, inoltre, che possono essere chiamati a partecipare alle attività di osservazione altre figure di operatori che siano in grado di portare un contributo significativo. Ogni componente ha una competenza specifica in un’area di indagine
(Diritto penitenziario – Simone editore, C. Brunetti – M. Ziccone, 2010)


Daniela Schiarini



Fonti Bibliografiche:
Diritto penitenziario – Simone editore, C. Brunetti – M. Ziccone, 2010
La cultura in carcere in Italia, C. Cantone




Nel 2023 ho partecipato in veste di relatrice al XX Seminario Internazionale Interdisciplinare CISAT di Psicologia, Psicoterapia e Letteratura
Psicologia, psicoterapia e psichiatria: l’arte come strumento per la clinica
Convegno CISAT 2023 Programma – Centro Studi Arte Terapia
rendendo nota all’intera comunità scientifica i risultati della mia lunga esperienza di volontariato nelle carceri con l’intervento dal titolo Arte e altruismo: nessuno escluso.
XX Seminario internazionale interdisciplinare CISAT di Psicologia 2023 – II sessione -II parte – YouTube dal 1:44:00

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